Se pensiamo all’inferno, possiamo immaginarci urla che escono dalle fiamme, o la risata sinistra del diavolo. Ma il suono che recentemente ho udito uscirne era quello di un applauso.
Ciò che ho sentito era un’audiocassetta del dottor Martin Haskell che stava tenendo una relazione al 16° Convegno Annuale della National Abortion Federation Conference svoltosi nel 1992 a San Diego (California). Era un raduno di medici abortisti, uomini e donne che si guadagnano da vivere uccidendo bambini. Haskell stava descrivendo al suo pubblico come effettuare un aborto a nascita parziale. Ascoltiamo le sue parole su come si svolge la procedura:
Questo, cari amici, è un applauso dall’inferno. Parliamo spesso delle “fiamme dell’inferno”. D’altronde è anche vero che l’inferno è molto freddo. È l’assenza completa della coscienza, della pietà, dell’amore. Questo tipo di inferno si riflette sulla terra quando un gruppo di esseri umani può sedersi attorno ad un proiettore, guardare qualcuno che uccide deliberatamente un bambino e poi applaudire. Questo è il corpo e l’anima dell’industria abortista. Questo è il corpo e l’anima della “libertà di scelta”. È lo stesso agghiacciante atteggiamento del quale si è pentito il dottor Bernard Nathanson. Egli scrive riguardo a come si sentì dopo aver ucciso suo figlio tramite l’aborto: “Vi giuro che non provavo nulla al di fuori del senso di aver terminato un compito, l’orgoglio della competenza. Controllando il contenuto del sacchetto sentivo solo la soddisfazione di sapere di aver fatto un lavoro completo” (The Hand of God, pagina 60). Sono convinto che il modo principale e complessivamente più efficace di combattere l’aborto sia metterlo a nudo. La gente deve udire le descrizioni della procedura, vedere com’è, e gettare uno sguardo sulla totale corruzione dell’industria dell’aborto. San Paolo dice agli Efesini: “Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente” (Ef 5,11). Mettiamo in pratica le parole di Paolo e diffondiamo le informazioni di questo articolo!
La stampa statunitense riporta in questi giorni l’eco di un articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine. Si tratta di una ricerca danese che valuta il numero di donne che dopo un parto o dopo un aborto si rivolgono allo psichiatra; i ricercatori vanno a verificare se la percentuale nei due casi è in aumento o in calo rispetto a prima del parto o dell’aborto. Lo studio, così come è stato svolto, ci lascia perplessi per la sua metodologia e di conseguenza vorremmo che le conclusioni fossero perlomeno discusse, se – come risulta- sarebbero che l’aborto non è più negativo per la psiche della donna rispetto al far nascere il bambino. In primo luogo lo studio non spiega se c’è una differenza numerica tra le donne che hanno avuto un “contatto” con lo psichiatra e quelle che hanno avuto una diagnosi di malattia mentale...














