L’aborto non fa tornare tutto come prima

2009-02-16

La testimonianza che segue è tratta dal sito dell’associazione Il Dono che mi ha molto gentilmente concesso di riportarla per intero.

Il dono onlus

Aspettavo un bambino. Lui disse di non volerne sapere. All’improvviso mi sono trovata incinta e sola.
Ero spaventata, con la testa piena di parole e domande. Le poche persone con cui mi ero confidata facevano eco alle mie paure: sentivo di non potercela fare.
Una nuova vita sbocciava dentro di me, ma io avevo la sensazione che ne sarei stata annientata.
Ho visto nell’interruzione di quella gravidanza l’unica soluzione per far tornare tutto come prima.
Errore clamoroso.
L’aborto non ti riporta a prima della gravidanza. L’aborto non evita che tu diventi madre, dal momento del concepimento sei già madre, ti piaccia o no.
La verità è che l’aborto ti rende madre di un bambino morto.
L’avrei imparato bene, a caro prezzo.

Mi sono arresa.
Ricordo che in ospedale alla caposala dissi tra le lacrime “il fatto è che non voglio farlo, ma devo farlo”.
Qui sta l’inganno, l’imbroglio più grande che sta dietro alla non-scelta dell’aborto. Non-scelta perchè, in quel momento in chi la compie sembra l’unica via percorribile, e una scelta si fa quando si hanno diverse opzioni. A chi sceglie l’Interruzione di Gravidanza in quel momento quel gesto doloroso sembra davvero l’unica via possibile. Imbroglio perchè questo non è vero. C’è SEMPRE un’altra via. Ma non sempre si hanno occhi capaci di vederla.
Sono entrata in sala operatoria sola, confusa e spaventata.
Al risveglio, svanito ogni effetto dell’anestesia, mi sono ritrovata più sola, più confusa, più spaventata di prima. L’unica realtà era che il mio bambino era morto, ed ero stata io a volerlo. Davide… iniziai a chiamare quel bambino con un nome. Perché quel bambino era mio figlio, un figlio che non sarebbe mai nato.

Le settimane seguenti credevo di impazzire, pensavo che sarei morta a causa di un dolore che non credevo si potesse provare. Ma in fondo volevo morire. Volevo morire perchè pensavo che mi sarei riunita a mio figlio. Volevo morire perchè pensavo che neanche l’inferno potesse essere peggio che vivere così.
Ma il Signore aveva altri programmi per me, anche se non lo sapevo ancora.

La sofferenza per aver perso mio figlio era immensa, e a mio parere non avevo neanche il diritto di soffrire. Era una sofferenza silenziosa, e solitaria, incompresa anche dai pochi che sapevano.
Il dolore mi stava trascinando sempre più giù. E io non facevo niente per oppormi.
La cosa più faticosa era assistere alle cose belle, e scoprivo che il mondo ne era pieno. In tutto vedevo ciò che a mio figlio avevo negato, ciò che non avrebbe mai conosciuto. Inoltre, tutti i problemi che prima dell’aborto sembravano riempire l’universo, si erano fatti piccoli e insignificanti, e per ciascuno vedevo una soluzione. Ma era troppo tardi.
Alcune settimane dopo ho incontrato “per caso” (ma ora so che il caso non esiste…) un’associazione, unica nel suo genere, che si occupa di dare sostegno alle donne che si sono trovate al bivio della scelta. Donne che come me hanno scelto l’aborto, e soffrono per lo sbaglio commesso, e donne che davanti a una gravidanza indesiderata decidono nonostante le difficoltà di tenere il loro bambino. Due mondi in apparenza opposti si incontrano al Dono, così si chiama. E scoprono di non essere pianeti così lontani… E scelgono di andare avanti insieme. Ho iniziato un percorso con l’aiuto dei volontari e delle volontarie dell’associazione, in gran parte persone che hanno vissuto in prima persona l’esperienza di un figlio inatteso.
Il cammino con l’associazione, e la vicinanza e il sostegno di persone speciali, mi ha portato, dopo alcuni mesi, ad affrontare il sacramento della Riconciliazione. Io posso dire che è nell’ora più buia che sono stata travolta dalla scoperta dello sconfinato amore di Dio per ogni uomo, dello sconfinato amore di Dio per me. Quella scoperta ha cambiato la mia vita.
Ora faccio parte dell’associazione. E desidero restituire ad altri quello che io ho gratuitamente ricevuto: una rinnovata speranza.

La speranza che vive in me viene dalle cose che ho imparato in questo tempo.

* Ho imparato che l’aborto è una scelta che viene da lontano. Che si abortisce un figlio, ma si possono allo stesso modo abortire tante altre cose. Si abortisce ciò che ci viene affidato, quando ci sentiamo in diritto di disporne a nostro piacimento. Si abortisce la propria stessa vita, quando si vive al ribasso, quando si chiudono le porte alle novità . Si abortisce la vita altrui quando non le si fa spazio nella propria, quando la si calpesta, coi gesti, con le parole, col rifiuto. Col giudizio.

* Ho imparato che la paura, la confusione, la solitudine, urlano forte e fanno un gran chiasso dentro di noi, l’amore e la speranza sussurrano, e bisogna fare silenzio per ascoltarli, e non è facile, ma si può reciprocamente aiutarsi a fare silenzio, e ,nel silenzio, a fare ordine.

* Ho imparato che quando qualcosa va diversamente da come immaginavamo o avevamo pianificato, non significa che sia peggio, è solo diverso.

* Ho imparato che la vita è un dono che va difeso sempre, a tutti i costi e che la prima vita che ci è stata data in custodia è la nostra, e dobbiamo averne cura. Piangersi addosso e arrendersi al dolore, alla rabbia, al senso di colpa non aggiusta le cose, e genera ingiusto dolore intorno a sé. E a volte c’è bisogno di qualcuno che ce lo ricordi.

* Ho imparato che il male non si paga con altro male, né a uno sbaglio si pone rimedio con altri sbagli, e che quando la morte chiama altra morte ci si può e ci si deve opporre con forza.

* Ho imparato che non ci sarebbe affidato qualcosa se non avessimo i mezzi per accoglierlo, e che se non vediamo questi mezzi non vuol dire che non ci siano o non arriveranno. E in quest’attesa è importante non essere soli. E chiedere aiuto non è un atto debole ma coraggioso.

* Ho imparato che non si muore né si vive invano, e che ogni vita ha un valore grande, ogni vita porta in sè un annuncio, ogni vita ha uno scopo. E che questo valore non dipende né dalla sua quantità né dalla sua qualità : una vita breve non vale meno di una lunga, una malata non meno di una sana, una difficile non meno di una facile. Lo so bene, perchè la vita di mio figlio è durata solo 7 settimane, eppure ha cambiato radicalmente la mia, e con la mia sta cambiando quella di tante altre persone…

* Ho imparato che in tutto, anche in quello che non possiamo modificare, abbiamo la possibilità di scegliere: di scegliere “come” stare dentro alle cose. Possiamo negare una sofferenza e uno sbaglio, dandogli il potere di consumarci poco a poco. Possiamo dare a un dolore il potere di schiacciarci, annientandoci nella sua morsa. Oppure possiamo affrontarlo, non come una lotta da vincere, ma come un mistero da vivere, luogo sconosciuto da attraversare passo dopo passo. Con lo sguardo rivolto al cielo.

Ma la Speranza che conosco è prima di tutto una persona: Cristo. Colui che è sceso fino al punto più profondo del mio inferno e del mio peccato e mi ha teso la mano, attraverso le persone che ha messo sulla mia strada. La Speranza che conosco ha il volto di quel Padre buono che mi ha offerto il suo perdono e mi ha chiamato a ripartire da dove io ho conosciuto la morte perchè proprio da lì nascesse nuova vita. La Speranza che conosco ha il volto di quel Dio che è sempre stato con me, e non ha smesso di esserci neanche nell’ora del mio tradimento, quel Dio che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva.
La mia Speranza viene dalla fiducia certa che anche su mio figlio il male non ha avuto l’ultima parola. Ho imparato che la Verità ci rende liberi, e ho scelto di essere libera.

Libera dal mio dolore, libera dai miei sbagli, dalle mie povertà , che saranno sempre parte di me, ma non padroni di me. Io ho scelto di essere libera per amare.

So di avere una lunga lista di motivi per alzare gli occhi al cielo e ringraziare, e sono stupita e grata per i doni e i miracoli di cui ogni giorno è costellato, che ora riesco a vedere e che so bene di non meritare, ma d’altronde mi hanno insegnato che un dono non è il premio di una raccolta punti, non si merita, un dono si accoglie. E prego Dio che mi aiuti sempre a svuotare le mie mani, il mio cuore, il mio tempo di tutto ciò che non viene da Lui per far a Lui spazio.

Se ogni vita ha un senso, anche la mia deve averne uno. Non so quale sia, credo che lo si scopra pienamente solo “dopo”. Di certo so, che se la propria esistenza fosse qualcosa che si può dedicare, sulla prima pagina della mia sarebbe scritto: “A Davide. Con Amore. Mamma”.
testimonianza di Silvia

http://www.il-dono.org


8 commenti:

mainer ha detto...

Commovente, davvero!

spina di cactus ha detto...

Ciao Giovanni,
se prima passavo, leggevo e tornavo via, da qualche tempo, passo e sono molto più preoccupata, a quando? Da quando alla figlia, che mi sta facendo diventare nonna, la dottoressa, credo in buona fede, ha consigliato l"ecografia Transnucale" che serve per vedere se ci sono alterazioni dovute a malattie di origine cromosomica!;-)
Userò questa testimonianza, se, nel caso . . nel frattempo prego, che non sia posta di fronte auna scelta, preghi anche tu per me???

Ciao, ciao, R

agapetòs ha detto...

Certamente! Spero che non si debba nemmeno presentare una tale eventualità di "scelta".
Il cosiddetto aborto "terapeutico" poi, non è terapeutico proprio per niente: uccide il figlio e aggiunge un altro peso alla madre. Leggi anche questa testimonianza al riguardo.
Diceva la Venerabile Benedetta Bianchi Porro: "è vero che non c'è rosa senza spina, ma non c'è neanche spina senza rosa".

spina di cactus ha detto...

Giovanni,
letto tutto, brividi!

Certo che per arrivare a commentare da tee, devo fare dei giri! ;-)

Grazie della tua vicinanza!:-)
Ti terrò informato!:-)

Ciao, R

spina di cactus ha detto...

Fatta l'eco, tutto bene, si continua nell'attesa, perchè, in gravidanza, sisa, i problemi non finiscono lì!

Ciao, R

agapetòs ha detto...

Laus Deo! e ricordiamoci che «a ogni giorno basta la sua pena».
Ciao, Gv

Anonimo ha detto...

io.ho avuto un aborto interno all 11 settimana e da allora non sono piu la stessa persona,

Anonimo ha detto...

Anche io come te mi sono trovata ad affrontare questa scelta a causa di una malattia importante (Distrofia muscolare). Leggeno la tua testimonianza è stato come leggere quello che io ho nel cuore. Ma ti passo dire che il dolore immenso che provo mi ha portato a fare una scelta d'amore quale l'adozione. E proprio nello stesso periodo in cui rimasi incinta oggi dopo un anno da quella scelta il tribunale dei minori mi ha comunicato che la nostra domanda è stata protocollata quindi potrò andare avanti con tutta la procedura. E come dici tu secondo me il fatto che il periodo delle due cose coincide non può essere un caso.
CMQ da quel giorno nn sono più la stessa e la mia vita è cambiata.