Ho perso mio figlio nel water di casa

2009-09-07

Negli ultimi tempi la kill pill RU486 è stata presentata come l’alternativa indolore, o comunque meno invasiva, all’aborto chirurgico. Ed è anche stato detto che il suo utilizzo rispetta la vigente legge 194/78 sull’aborto.
Vi propongo due articoli che dimostrano quanto sia vero l’esatto contrario delle suddette affermazioni.


Così la pillola abortiva uccide anche le mamme
Massimo Pandolfi

«L’ultima emergenza è capitata proprio qualche giorno fa. Mi hanno telefonato in piena notte, c’era una donna che per la quarta volta in sette anni aveva cercato il suicidio. Anni fa, dopo essersi procurata in Svizzera i farmaci, aveva abortito con la Ru486. L’abbiamo salvata anche stavolta; ma è dura, mi creda». Cinzia Baccaglini, 38 anni, ravennate, vicepresidente regionale del Movimento per la Vita, è una psicoterapeuta che gni giorno riceve donne alle prese con la cosidetta ‘sindrome post-abortiva’. «Prima o poi — spiega — ci cascano praticamente tutte». La sua è una testimonianza forte, se volete di parte, ma di certo vissuta sulla sua pelle, attraverso tante esperienze quotidiane...





Ru486. Firmi qui, e vada pure a casa ad abortire

Benedetta Frigerio
«Non è contro la 194». «Non si preoccupi». «Non fa male». Ecco come negli ospedali si risponde a chi chiede di utilizzare la “kill pill.
Il 30 luglio scorso l’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) ha approvato la commercializzazione della pillola Ru486, che induce l’aborto senza bisogno di interventi chirurgici. Il farmaco è al centro della polemica tra chi ne vuole la distribuzione nel paese e chi denuncia la sua pericolosità (la letteratura scientifica attesta ventinove casi di morte). L’espulsione del feto dall’utero materno avviene tra il terzo e il quarto giorno dall’assunzione, ma in data impossibile da stabilire, rendendo così complessa l’assistenza della paziente. Nel 2005 il ginecologo radicale Silvio Viale ha ottenuto il permesso di sperimentare la pillola presso l’ospedale Sant’Anna di Torino a condizione che le donne rimanessero ricoverate per un periodo minimo di tre giorni nel rispetto della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, che richiede che l’aborto avvenga all’interno della struttura ospedaliera. Nello stesso periodo sono state avviate sperimentazioni anche in Liguria, Toscana, Emilia Romagna e, nel 2006, in Puglia. Il progetto torinese è stato poi interrotto l’anno successivo in seguito a un’indagine della magistratura, insospettita dai troppi aborti avvenuti fuori dall’ospedale (le donne possono chiedere le dimissioni volontarie, ma il medico è tenuto a convincere i pazienti a rimanere in ospedale finché richiesto dal protocollo clinico). In questi anni le sperimentazioni avviate in diversi ospedali sono continuate, diventando prassi regolare di cui, però, poco si conosce. Per questo motivo e in seguito alla decisione dell’Aifa, il capogruppo Pdl Maurizio Gasparri ha chiesto al Senato di avviare un’indagine conoscitiva sulla Ru486.
Tempi, così come farebbe una donna incinta alle prime settimane di gravidanza, ha chiesto informazioni telefoniche a medici, personale ospedaliero e consultori che utilizzano o hanno utilizzato la Ru486. Ecco i resoconti dei dialoghi.

Ospedale Santa Maria di Borgotaro
Volevo sapere come funziona la Ru486.
Viene qui, le do la prima pillola e torna a casa, il terzo giorno ritorna per prendere la seconda pastiglia, poi torna di nuovo a casa e viene in ospedale quattordici giorni dopo per un esame di controllo.
Se abortisco a casa violo la legge 194? Delle persone fidate mi dicono che l’aborto farmacologico è doloroso.
Sa cosa bisognerebbe dire alle amiche? F.c.t. che vuol dire: fatti i cazzi tuoi. Lasci perdere i consigli delle amiche e venga qui che ci penso io...


1 commenti:

Ettore ha detto...

E' proprio una vergogna. E vogliono anche farlo passare per laicità e modernità...