Le menzogne della propaganda abortista / 2

2010-03-03


Esaminiamo più in dettaglio l’articolo. Non mi soffermo sulla “ambientazione” e sul “contorno” del tutto, rimanendo alla stretta realtà dei fatti.

Pagina 2 (46): «Daniela guarda stranita ciò che rimane della sua maternità interrotta: una masserella mucosa che galleggia nel liquido.»
Eh, no. I fatti non stanno proprio così. Chi propaganda l’aborto tende sempre a negare, sminuire o bypassare la realtà delle cose, come mostrato anche qui. La masserella mucosa stranamente galleggia in un liquido limpido senza tracce di sangue: com’è possibile, visto che il cuore della masserella comincia a battere già dopo tre settimane dal concepimento? (la protagonista dell’articolo è incinta da poco più di un mese, vedi pag. 1/45). Come mostrano chiaramente queste foto (per gli stomaci più forti) la realtà dell’esito di un aborto è ben diversa, già dopo poche settimane di gravidanza. Consideriamo poi che la legge 194 consente l’aborto fino al terzo mese su semplice richiesta della donna, e fino al sesto mese in caso di malformazioni. Altro che masserella mucosa! Per ulteriori informazioni sullo sviluppo del bambino durante la gravidanza vi suggerisco ad esempio questa pagina (per tutti, dal sito web dell’Università di Brescia) e le successive. Vedi anche questo documento.
Pagina 2 (46): «Daniela... ci ha pensato molto, sì, non le resta altro che fare che interrompere la gravidanza.»
Come mai ci ha pensato molto, visto che un aborto in fondo non sarebbe altro che la rimozione di una masserella mucosa? Quella masserella (definizione forse un po’ più gentile del popolare grumo di sangue) è un figlio sì o no? Tertium non datur: non vi è un’altra possibilità. E se non è ancora un figlio, allora non si vede perché tanta trepidazione attorno a questo intervento.
Pagina 3 (47): «Solo negli ospedali e nelle cliniche di Milano, un quarto delle pazienti risulta ricoverato per fatti abortivi di non chiara origine o evidentemente innaturali»
Si tratta di una delle innumerevoli mistificazioni sul numero presunto di aborti clandestini (vedi anche oltre). Come al solito, per sviare l’attenzione dall’oggetto dell’aborto, la si convoglia su altre problematiche, pompandole senza vergognarsi di oltrepassare la soglia della credibilità.
Pagina 4 (48), didascalia 7: «Anche se è auspicabile la legalizzazione non è sull’aborto che occorre puntare, ma su una vasta campagna di prevenzione basata sugli antifecondativi»
Ma insomma, se l’aborto è eticamente equivalente ad una appendicectomia, perché anche gli abortisti proclamano che sarebbe meglio non ricorrervi? Per rassicurare forse e far credere che “lo vogliamo legalizzare, ma in fondo anche noi siamo contro l’aborto”. E poi, l’esperienza di paesi come la Francia ed il Regno Unito, dove il consumo di pillola e anticoncezionali vari è largamente superiore che in Italia, mostra che l’equazione “più anticoncezionali uguale meno aborti” è smentita dai fatti. In entrambi i paesi infatti il numero di aborti supera di gran lunga quello degli aborti effettuati in Italia.
Pagina 5 (49): «Poiché l’aborto illegale è un grosso affare (300 miliardi all’anno, secondo le valutazioni più recenti, un reddito non accertabile dal fisco, quindi esente da tasse, come quello della prostituzione), ben si comprende da dove possano venire certe resistenze moralistiche contro l’interruzione legale della gravidanza. Si parla di medici abortisti e di cliniche private che finanziano la Democrazia Cristiana perché continui a bloccare la registrazione sanitaria e la diffusione degli antifecondativi.»
E qui ci troviamo di fronte ad una tecnica ben nota: quando non si possono opporre all’avversario argomentazioni valide, lo si accusa di malafede, di ipocrisia e interessi nascosti. Accuse vaghe – «secondo le valutazioni più recenti» (ma che non vengono esplicitate e supportate da dati oggettivi), «si parla di...» – ma che instillano nel lettore meno smaliziato il sospetto e l’odio verso chi non si allinea alla propaganda abortista.
Pagina 5 (49): «Così, in Italia, l’aborto clandestino continua a prosperare e a prevalere sui metodi razionali per evitare la gravidanza. Le valutazioni numeriche sono molto discordi (da 800 mila a tre milioni di aborti all’anno), ma è indubbio che ci troviamo di fronte a un fenomeno sociale di enorme portata che né la fede religiosa né le leggi punitive sono in grado di reprimere»
Le valutazioni numeriche sono oltre ogni vergogna. Basti pensare che tre milioni di aborti all’anno è una cifra che non veniva raggiunta neppure in Unione Sovietica! E dopo la legalizzazione dell’aborto si sono avuti in Italia 68'000 aborti negli ultimi sei mesi del 1978 (che rapportati ad un anno ammonterebbero a 136'000), il numero è poi salito a 188'000 nel 1979, 220'000 nel 1980, 224'000 nel 1981, fino al massimo di 234'000 nel 1982. È abbastanza evidente dai numeri che la legalizzazione ha aumentato il ricorso all’aborto, e che le cifre sparate nell’articolo sono almeno da 8 a 30 volte superiori alla realtà. Ma intanto si instilla l’idea che l’aborto è una realtà diffusa e che per ciò stesso va legalizzato. Chissà perché ma questo ragionamento nessuno si sogna di applicarlo al furto o all’omicidio...
Pagina 5 (49): «L’aborto è maggiormente diffuso fra i poveri (...) anche qui è dunque in atto una discriminazione basata sulle condizioni sociali, economiche e culturali...»
Il solito ricorso all’odio di classe, tanto caro alla propaganda comunista e, come al solito l’attenzione è sviata da quello che è il vero “problema”: la soppressione di una vita umana.
Pagina 6 (50): «La scontata opposizione democristiana è sostenuta da quella, altrettanto scontata, dei neofascisti (...) come già col divorzio, così ora con l’aborto l’opposizione fascista e clericale combatte la sua battaglia di arretratezza»
Eh sì, trattasi di genuina propaganda di stampo comunista! Come ben scrive Eugenio Corti, mentre Stalin emarginava i suoi nemici attribuendo loro il titolo di nemico del popolo, in Italia si è usato il termine fascista per ridurre al silenzio gli avversari politici.
Pagina 7 (51): «In realtà nell’ovulo fecondato (...) esistono soltanto ed esclusivamente delle informazioni genetiche – xerocopie di un progetto costruttivo – sul bambino che forse vedrà la luce».
Non ci siamo proprio. Intanto quello che viene abortito non è un “ovulo fecondato” ma un essere vivente unico ed irripetibile, e che ha in sé un cuore che batte. Come potete leggere anche qui, non vi è nessuna discontinuità nel processo che porta dallo zigote al “bimbo in braccio”, e nei testi medici di embriologia troverete scritto che «Lo zigote è la cellula che deriva dall’unione di un ovocita ed uno spermatozoo. Uno zigote è l’inizio di un nuovo essere umano (l’embrione). Lo sviluppo umano comincia con la fecondazione… Questa cellula altamente specializzata, totipotente, delinea l’inizio di ognuno di noi come individuo unico e distinto.»
Pagina 8 (52): «Ciò che occorre dunque, anche in Italia, è una legge illuminata e pietosa che riduca l’aborto non più a un reato ma a un caso di coscienza, e che elimini l’attuale, profonda ingiustizia fra l’aborto della donna ricca e quello della donna povera. Una legge fatta non per incoraggiare l’aborto, ma per renderlo meno pericoloso e meno lucroso. La scelta non è fra aborto o non aborto, ma fra aborto legale e aborto clandestino»
E già, e allora non si spiega come mai ovunque la legalizzazione abbia portato ad un aumento di aborti, compresi quelli eugenetici. Nella regione Lazio c’è chi si vanta di avere azzerato la talassemia abortendo “preventivamente” tutti i malati, mentre le gravidanze di bambini Down terminano nel 90% dei casi con un aborto (terapeutico, però!)
Le ultime righe dell’articolo concentrano in breve spazio un po’ tutte le menzogne sparse nell’articolo: stima inverosimile del numero di aborti (da cui si deduce che ogni donna italiana abortirebbe in media quattro volte nella sua vita!), l’importanza dell’educazione sessuale intesa come uso degli anticoncezionali, la traumaticità dell’aborto – questa sì, vera – ma che oggi viene nascosta alle tante donne che vi ricorrono, e che comunque l’articolo non sa spiegare visto che si tratta solo di un “progetto d’uomo” e, infine, per rassicurare chi fosse indeciso sull’argomento, la frase di Simone Veil per cui «l’aborto costituisce sempre un fallimento: la sola vera vittoria consiste nell’evitarlo».
A distanza di più di 30 anni, si è visto quanto i fautori della legalizzazione dell’aborto avessero davvero a cuore la riduzione e la prevenzione della odierna strage degli innocenti e dei traumi cui tante donne sono andate incontro.

Le menzogne della propaganda abortista / 1


5 commenti:

Hayal'el ha detto...

Davvero ottimo lavoro di analisi critica.

agapetòs ha detto...

Ti ringrazio. Ti segnalo anche questo articolo di Renzo Puccetti che sbugiarda la propaganda abortista del partito radicale.

Anonimo ha detto...

PRIMA PARTE

Ciao, Giovanni!
Con il solito deprecabile ritardo, rispondo alle tue sollecitazioni. Spero che anche stavolta mi perdonerai.

Nel tuo precedente messaggio scrivevi di ritenere fondamentale il principio che il diritto alla vita preceda qualunque altro. Concordo con te sino a un punto per me inderogabile e invalicabile: tale diritto non è più inalienabile nel momento in cui, per essere esercitato, deve transitare all’interno del corpo di un altro essere umano, delle cui energie fisiche e psichiche l’embrione si nutre nel senso più letterale del termine (e non sai quanto mi costi scrivere questo).
Se si ritiene la libera determinazione della madre un mero accessorio, si riduce più o meno consapevolmente la stessa a null’altro che a un contenitore fetale. Perdona il linguaggio che forse ti suonerà vetero-femminista, ma non so come altro esprimermi.

Quanto a Peter Singer, il quale sostiene la liceità dell’infanticidio sino ai due anni perché nel bambino non sarebbe presente l’autocoscienza, io reputo, al contrario, che questa posizione sia immotivata: anche numerosi stati vegetativi gravi escludono quasi del tutto la presenza di una coscienza personale, ma credo che nessuno auspichi la soppressione di questi malati, se ciò non fa parte delle loro volontà precedentemente espresse.

Sul caso Englaro, io dico solo che è stata usata in modo strumentale una vicenda sin dall’inizio molto chiara, così come trovo VERGOGNOSA l’istituzione di una cosiddetta “Giornata sui Risvegli” a lei intitolata: lei, che desiderava essere liberata da una situazione che riteneva indegna, si ritrova ora a diventare la paladina del diritto negato alle cure! Davvero non si capisce se nell’illuminata mente di chi ha partorito questa brillante iniziativa - e vorrei proprio sapere chi sia stato a concepirla) - prevalga la malafede o la stoltezza.
Se posso comprendere quasi per intero le ragioni di chi si oppone all’aborto, visto che c’è di mezzo un’altra vita, mi sfuggono invece completamente quelle di chi è per principio contrario al fatto che il soggetto decida liberamente a quali trattamenti medici sottoporsi e a quali no, nel caso fosse incapace di esprimersi; anche se si rifiutasse l’idratazione e la nutrizione, il malato sarebbe comunque ampiamente sedato; dubito fortemente, quindi, che nella lontanissima ipotesi in cui potesse realmente avvertire lo stimolo fisiologico della fame e della sete, la sedazione placherebbe un eventuale stato di sofferenza.
Ti dirò, in ogni caso, che le mie DAT per ora sono nel cassetto: ognuno è libero di fare ciò che vuole, ma, per quanto mi riguarda, ritengo che si conosca ancora troppo poco del cervello umano per arrischiarmi a mettere una firma su un documento che in un futuro potrebbe precludermi delle cure salvavita.

Anonimo ha detto...

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SECONDA PARTE
Io ribadisco che il fattore economico è oggi diventato un fattore molto più importante di un tempo nella scelta se tenere o meno un figlio e non credo che sia un caso se oltre il 30% delle IVG sia effettuato da donne straniere, che sono le più esposte e le più fragili anche alla minima brezza di crisi; fra le italiane, noto in altri luoghi virtuali come sia molto elevato il numero di chi abortisce perché il compagno è temporaneamente senza lavoro e, a sua volta con un contratto precario, sa che non sarà rinnovato.
Proprio l’esempio che tu porti della Francia ( « ci sono molti più aiuti alle famiglie ma hanno anche molti più aborti di noi » ), mi pare porti acqua al mio mulino: laddove lo Stato si impegna fattivamente e non solo a parole in aiuto alle famiglie, le coppie che hanno il desiderio di avere bambini, non si limitano a darne alla luce uno o due, ma ne hanno anche tre o quattro; in questo modo, oggi la Francia è giunta a quota 2,1 figli per donna, mentre noi siamo fermi alla soglia di 1,40!
Di certo intervengono tanti altri elementi, oltre a quello economico, sulla propensione o meno a donare la vita, ma una forte politica di sostegno darebbe anche un’impronta culturale di fondo molto significativa.

*****
Per quanto riguarda l’effetto demografico degli stranieri sulla futura composizione della popolazione italiana, vorrei solo rimarcare come sia notorio che anche gli immigrati si allineano abbastanza in fretta ai trend di nascita della popolazione autoctona.
Affrontare questo tema solo sulla base del pensiero difensivo che unicamente se saremo più prolifici, perpetueremo le nostre tradizioni, tradisce a mio avviso una sindrome da accerchiamento che è immotivata se le varie istituzioni non abdicano al loro compito, che è quello di controllare il fenomeno migratorio e di far capire a chi arriva qui quali siano i nostri costumi e le nostre regole di convivenza civile.
Il problema è a monte: sappiamo chi siamo? Sappiamo da dove veniamo e dove andiamo?
La risposta, a mio avviso, è un secco “No”. Siamo uno fra i Paesi più frammentati che io abbia mai conosciuto, dove oggi meno che mai esiste un progetto di storia e di società comune. Per questo, abbiamo tanta paura di altri che, invece, mostrano di sapere bene chi sono.

Un carissimo saluto,
Marina

agapetòs ha detto...

@Marina:
1) Nel 99% dei casi la gravidanza deriva da rapporto sessuale consenziente. Come diceva Bobbio: «Ho parlato di tre diritti: il primo, quello del concepito, è fondamentale; gli altri, quello della donna e quello della società,
sono derivati. Inoltre, e questo per me è il punto centrale, il diritto della donna e quello della società, che vengono di solito addotti per giustificare l'aborto, possono essere soddisfatti senza ricorrere all'aborto, cioè evitando il concepimento. Una volta avvenuto il concepimento, il diritto del concepito può essere soddisfatto soltanto lasciandolo nascere».
2) Sul caso Eluana, visto che mi ci trascini: non le sono state interrotte terapie, ma il nutrimento. Eluana è morta di fame e di sete, in base ad una frase detta da lei in passato che anche io potrei dire. Veniva alimentata con un sondino per praticità, ma fino a qualche anno prima veniva imboccata. Ti rendi conto che se avesse voluto lasciare qualche suo avere in eredità sarebbe stato necessario avere una dichiarazione nero su bianco, mentre sulla sua vita si è deciso solo sulla base di conversazioni riportate dal padre?
Se suo padre avesse davvero così tanto tenuto alla figlia, avrebbe potuto portarsela a casa e sopprimerla lui stesso. Sarebbe stato facile non far capire che si era trattato di uccisione volontaria. Come nel caso Welby (cui era stata proposta una forte sedazione che ne avrebbe causato la morte, ma lui rifiutò) si è usato il caso ai fini di propaganda politica pro-eutanasia.
E infatti Beppino Englaro aveva dichiarato che non si sarebbe fatto più sentire dopo la morte della figlia, ed invece... s'è visto.
Condivido la giornata dei risvegli. Lascio a te l'alternativa se considerarmi stolto o in malafede :-)
3) Gli immigrati si adeguano al tasso di natalità degli autoctoni se si integrano nel paese e nella sua cultura. Così non pare avvenire per i musulmani in Europa, che nel Regno Unito hanno ottenuto di potere sottostare alla sharia e non alla giustizia di Sua Maestà in alcuni casi. Certo, concordo sul fatto che il problema non consiste tanto nella loro presenza ma nel fatto che "non sappiamo chi siamo".
Come disse Giacomo Biffi nel 1990 (immagino che non sia tra i tuoi preferiti):

Io penso che l'Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la "cultura del niente", della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l'atteggiamento largamente dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa "cultura del niente" (sorretta dall'edonismo e dalla insaziabilità libertaria) non sarà in grado di reggere all'assalto ideologico dell'Islam, che non mancherà: solo la riscoperta dell'avvenimento cristiano come unica salvezza per l'uomo - e quindi solo una decisa risurrezione dell'antica anima dell'Europa - potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto.
Purtroppo né i "laici" né i "cattolici" pare si siano finora resi conto del dramma che si sta profilando. I "laici", osteggiando in tutti i modi la Chiesa, non si accorgono di combattere l'ispiratrice più forte e la difesa più valida della civiltà occidentale e dei suoi valori di razionalità e di libertà: potrebbero accorgersene troppo tardi. I "cattolici", lasciando sbiadire in se stessi la consapevolezza della verità posseduta e sostituendo all'ansia apostolica il puro e semplice dialogo a ogni costo, inconsciamente preparano (umanamente parlando) la propria estinzione.La speranza è che la gravità della situazione possa a un certo momento portare a un efficace risveglio sia della ragione sia dell'antica fede.

Giovanni